Pillole di convenzione per l’amministrazione comunale

Dopo giorni e giorni passati a lanciare numeri, mai uguali (prima 3 milioni, poi 6 milioni), su ipotetiche penali e danni erariali, finalmente l’amministrazione comunale si accorge di aver sottoscritto una convenzione con il concessionario attraverso cui è stata regolata l’esecuzione e la gestione dell’opera.

Purtroppo, però, i comunicati lanciati dal comune si limitano a citare solo l’articolo 20 dell’atto, dimenticando molte altre questioni, pure riportate nella convenzione, su cui il Comitato, sempre snobbato, ha più volte richiesto un confronto.

1 – L’asseveramento bancario di un piano economico finanziario è una cosa stabilita dalla natura stessa del project financing che è, in sostanza, una mera operazione finanziaria/immobiliare che viene valutata, dagli istituti finanziari, principalmente per la sua capacità di generare flussi di cassa. Di contro le garanzie acquisibili dall’istituto creditizio sono prevalentemente di natura contrattuale quali: l’impegno di completamento del progetto; certezze su costi e tempi di realizzazione; il regime di concessione dell’opera pubblica; certezze sui ricavi dettate, generalmente, dalla possibilità da parte della società concessionaria di cedere a condizioni di mercato il diritto di superficie per 90 anni su una parte dei box/posti auto realizzati; possibilità dell’affidamento della gestione della sosta su strada in una certa area (collegata al bacino di influenza del parcheggio interrato) o anche sull’intero territorio comunale, per tutta la durata della concessione o per un congruo periodo… esattamente ciò che prevede la convenzione stipulata tra il Comune di Reggio Emilia e la società concessionaria dell’opera.

Tutto ciò a dimostrazione del fatto che il tanto sbandierato interesse pubblico è manifestamente subordinato ai profitti immobiliari e finanziari di privati e banche, in netto contrasto con il principio di imparzialità dell’azione amministrativa.

A questo proposito ci piacerebbe davvero molto prendere visione dello studio di fattibilità economica del park interrato per capire quale sia il tasso di interesse e quale il tasso di remunerazione che, rispettivamente, istituto di credito e società concessionaria si sono assicurati, sulla carta, in relazione all’operazione finanziaria e immobiliare perpetrata con lo sfruttamento economico di uno spazio pubblico e di un bene comune.

2- Il richiamo alla cauzione provvisoria di un 1 milione di euro e all’attivazione di polizze assicurative, da parte del concessionario, per eventuali danni derivanti al pubblico o al privato dall’esecuzione dei lavori con garanzia di responsabilità civile verso terzi, sono semplicemente un dettato della legge Merloni 109/94. Ciò che invece né la legge né la convezione stabiliscono è se il massimale assicurato è congruo a garantire gli eventuali danni a persone o al patrimonio. E cosa succederebbe se i danni dovessero manifestarsi successivamente alla realizzazione dei lavori? Le persone possono rivalersi sul concessionario? E se la società concessionaria dovesse sciogliersi o fallire come possono rivalersi i cittadini e la collettività?

Per di più, la giurisprudenza amministrativa, ha sancito che il committente, cioè il Comune, può essere chiamata a rispondere, con soldi pubblici, dei danni arrecati a terzi, allorquando si dimostri che il fatto lesivo sia stato commesso dal concessionario in esecuzione di un ordine impartitogli da un rappresentante del committente stesso. Esattamente ciò che sta accadendo per il park interrato Vittoria per cui il Comune ha già impartito l’ordine di andare avanti nonostante tutti i dubbi.

3 – Il Comitato ha sempre fatto una controinformazione giusta e non ha mai affermato, attraverso i suoi comunicati apparsi nel blog, che la realizzazione dell’inutile, pericoloso e dannoso park sotto Piazza della Vittoria sia a carico della collettività con esborso di fondi pubblici. Tuttavia, la convenzione prevede certamente un’ipotesi di spesa pubblica qualora il Comune volesse sfruttare il diritto di prelazione e acquistare una parte dei box a 35.000 € cadauno.

D’altra parte, però, la convenzione stabilisce anche che in caso di mancato raggiungimento di un livello minimo di ricavi il concessionario può concordare con il Comune una revisione delle tariffe orarie della sosta a rotazione, dei prezzi di cessione dei box a terzi, della durata della concessione o “altra misura compensativa adeguata”. Quale sia quest’altra misura compensativa adeguata non è dato di saperlo! È un esborso di denaro pubblico?

Ma c’è di più, perché la convenzione stabilisce anche “la possibilità da parte del concessionario di ottenere in concessione, ad eventuale titolo di riequilibrio, aree di sosta di superficie già tariffate o da sottoporre a tariffa”. Insomma, considerati gli attuali vuoti nella vendita dei box e quelli della ex Caserma Zucchi, vi è il rischio di lasciare in gestione alla società concessionaria, che agirebbe in monopolio assoluto, buona parte delle risorse pubbliche legate ai parcheggi della città.

4 – La risistemazione dell’autostazione, prevista nella convenzione, nella ex Caserma Zucchi, intesa come di interesse pubblico, è stata valutata in 630.000 €.

Ricordiamo che il parcheggio Zucchi è stato a gestione pubblica per molti anni tramite l’ACT, rappresentando, quindi, una risorsa per la collettività attraverso cui si poteva compiere un’ottimizzazione del trasporto pubblico e una conseguente razionalizzazione della mobilità su criteri che prevedessero, ad esempio, il miglioramento della qualità dell’aria a Reggio Emilia.

Nel 2011, dopo che, a partire da settembre 2009, erano stati spesi ben 266.000 € (spreco di soldi pubblici!) all’anno per l’affitto “city where” (sistema di pagamento basato sulla lettura elettronica della targa) nonostante fin dal 2005 il Comune avesse già deciso di concederlo alla gestione privata in projcet financing (GC_2005_233) e mentre era già in atto la negoziazione fra Comune e concessionario sul progetto preliminare Zucchi/Vittoria (GC_2006_70 e CC 25_11_2009), il parcheggio a rotazione della Zucchi è stato dato in conduzione, per 12 anni, alla stessa società che dovrebbe andare a gestire il park interrato Vittoria.

Ebbene, in linea con il principio dell’economicità dell’azione amministrativa, la realizzazione o l’ammodernamento dell’autostazione, visto che già era presente nella ex caserma, poteva rientrare benissimo quale controprestazione della concessione della Zucchi, senza andare a mettere in piedi lo scempio e la devastazione di una piazza!

Ma, al di là di questo, ci tocca ancora una volta rammentare che il progetto di riqualificazione di Piazza della Vittoria, a cui il Comitato non si oppone, non rientra tra le opere da realizzare in project financing, ma tra quelle già a bilancio, per un valore di 2,5 milioni, come stabilito dai programmi triennali dei lavori pubblici 2005_2007 e 2006_2008. Negli stessi programmi e nella delibera di Giunta GC_2005_233 non vi è traccia di autosilos interrati sotto Piazza della Vittoria, cosa confermata, nel 2005, dall’attuale vicesindaco Ferrari.

5 – In merito all’interesse pubblico dettato dal paradosso di costruire box privati per liberare le strade del centro dalle auto dei residenti, dobbiamo ancora una volta ribadire (e smentire il Comune) che la convenzione è stata stipulata il 4 maggio 2011 e, essendo ormai oltrepassati i 180 giorni da quella data, il concessionario è libero di vendere i box a chiunque come previsto nell’accordo ripreso nel novembre 2012.

A conclusione del post vogliamo ricordare che fino ad ora il Comune, giocando con il discorso sulle penali, ribadendo quello che il Comitato ben conosce sul progetto del park interrato e promettendo una esenzione COSAP ai commercianti che hanno la propria attivià intorno alla piazza, non ha ancora dato una risposta concreta a tutti gli interrogativi e i dubbi legittimi che da tempo stiamo esternando e che abbiamo trascritto nel documento autoprodotto Operazione Trasparenza.

Nulla ci è stato detto sull’effettiva utilità dell’opera; nulla ci è stato detto sulla valutazione di impatto ambientale; nulla ci è stato detto sulla tutela sella salute e la sicurezza della collettività, nulla ci è stato detto sulla stabilità degli edfici e i pericoli di crolli, crepe e lesioni; nulla ci è stato detto sul possibile danno economico e patrimoniale degli esercenti e dei lavoratori della piazza; nulla ci è stato detto sula serietà, l’etica e la solidità finanziaria delle compagini presenti nella società concessionaria; nulla ci è stato detto sul danno patito dalla collettività per l’intervento e lo sfruttamento economico di un bene comune sottoposto a vincoli culturali, artistici e paesaggistici.

Eppure la partecipazione dei cittadini ai diversi momenti decisionali dovrebbe rappresentare uno dei piu’ importanti processi nella pubblica amministrazione…

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