I motivi del NO al Park Vittoria

Il parcheggio interrato in Piazza della Vittoria è privo di utilità sociale in quanto le attuali priorità cittadine riguardano le emergenze abitative, lavorative e economiche. In un momento di particolare crisi, i lavori per la realizzazione dell’opera rischiano seriamente di dare il colpo di grazia alla già traballante attività commerciale e economia cittadina con ulteriore incremento della disoccupazione e inasprimento dell’ormai serio problema casa.

Con i lavori che si protrarranno per molti mesi (almeno 20 stando alle “buone intenzioni” dell’accordo tra Comune e concessionario) inaridisce un intero pezzo di città. I negozi sono i primi a pagare i disagi di un cantiere attiguo: i più chiudono perché nascosti dalle lamiere, con fatturati in rapida discesa. Diminuiscono i servizi a disposizione e in tempi di crisi, tornare alla normalità diventa sempre più difficile per tutti, esercenti, lavoratori, lavoratrici e cittadini.

Il project financing, con cui si vuole realizzare l’opera è risalente a una pianificazione urbanistica vecchia ormai di dieci anni. È inutile anche dal punto di vista delle cosiddette soluzioni razionali per la gestione del traffico e della mobilità. In effetti Reggio Emilia non soffre di un vero problema parcheggi e i vuoti spaventosi alla ex Caserma Zucchi, distante solo poche decine di metri da Piazza della Vittoria, ne sono una prova. In ogni caso soluzioni efficienti e efficiaci rivolte al miglioramento della mobilità, ma anche della qualità dell’aria, sono da ricercare soprattutto nell’ambito di un potenziamento, di una incentivazione e di una razionalizzazione del traporto pubblico locale.

Il parcheggio interrato in Piazza della Vittoria è completamente privo di interesse pubblico in quanto tutti i 247 box previsti nel progetto saranno ad uso privato. Per di più, tutti quelli che il concessionario del project financing non riuscirà a vendere, saranno acquistati dal Comune di Reggio Emilia (con fondi pubblici) ad un prezzo di 35.000 € cadauno a garanzia dell’equilibrio economico finanziario dell’impresa concessionaria dell’opera. Per cui viene meno il principio del project financig finanziato completamente dal privato.

La riqualificazione della piazza attraverso la ripavimentazione e la realizzazione di una pensilina per l’autostazione nella ex Caserma Zucchi, intese come di interesse pubblico, sono ben poca cosa rispetto al profitto che ne ricava il concessionario, che ha già in gestione proprio il parcheggio a rotazione nella Zucchi, dalla vendita del diritto in superficie dei box o dalla rendita dei privati che acquisteranno i box, privati che non è scontato che siano i residenti a Reggio Emilia. Infatti i 247 box, stando alla convenzione stipulata tra Comune e concessionario, solo in parte sono riservati ai residenti in centro. In particolare la convenzione suddetta prevede che l’acquisto può essere effettuato da proprietari di immobili che insistono nel raggio di 500 mt dalla piazza, ma non specifica che questi debbano esservi residenti. Inoltre, essendo ormai passati 180 giorni dalla stipula della convenzione, il concessionario è libero di vendere i box a chiunque.

Appare ovvio che, dietro l’autosilos, si celino piani speculativi edilizi e territoriali che premiano la rendita e il profitto privato rispetto all’interesse collettivo. Ma l’affare che va ingrossare le tasche delle lobby cementizie e degli speculatori, rischia anche di incrementare quelle infiltrazioni mafiose che da sempre traggono giovamento con la tecnica del subappalto, chiaramente previsto nei documenti istituzionali relativi alla realizzazione dei lavori del parcheggio interrato.

L’opera sotto il manto stradale di Piazza della Vittoria è l’ennesima colata di cemento di cui Reggio Emilia non ha certo bisogno perché la città ha già subito un elevato livello di impermeabilizzazione e un alto grado di consumo di suolo. Per di più il parcheggio interrato è sicuramente incompatibile con i beni culturali e paesaggistici che insistono lungo il perimetro della piazza. Asilo Diana, Teatro Ariosto, Galleria Parmeggiani, Teatro Valli, Monumento ai Caduti della I Guerra Mondiale, Giardini Pubblici, Isolato San Rocco non solo saranno deturpati per sempre da un grosso parallelepipedo di cemento sotto i loro piedi, ma per tutta la durata dei lavori, che sarà lunga, non saranno né fruibili né accessibili con facilità.

L’iter burocratico che ha portato all’approvazione del progetto definitivo del parcheggio interrato è un dedalo di contratti cavillosi, clausole capziose, convenzioni bilaterali Comune-privati, società appaltanti che hanno cambiato nome, incremento dei costi e continue varianti. Ovviamente l’unica cosa che è mancata è stata l’informazione e, soprattutto, il coinvolgimento della collettività, nonostante la trasparenza sia uno dei principi cardini della buona amministrazione. La pianificazione urbanistica di una qualsiasi opera altamente impattante come un parcheggio interrato non può prescindere da un’approfondita conoscenza e, soprattutto, dal coinvolgimento della realtà territoriale e delle esigenze dei cittadini che vivono e lavorano in un area o in un quartiere.

Il parcheggio interrato in Piazza della Vittoria non è stato sottoposto a valutazione di impatto ambientale (VIA) perché fa parte di un progetto che prevede un numero di box auto inferiore a 500. Ciò significa che per i cantieri non sono stati valutati i pericoli per la salute dei cittadini, per la tenuta strutturale degli edifici adiacenti, nonché le incompatibilità ambientali che i cantieri potranno cagionare ai cittadini che vivono e lavorano nell’area.

Un problema che va anche oltre l’ultimazione dei lavori, giacché un park interrato è profanazione irreversibile dell’esistente con cemento, ferro, alluminio e vetro che precludono per sempre la possibilità di realizzare giardini o spazi verdi per le persone.

In Italia e nel mondo, esiste una vasta casistica di crolli e danneggiamenti direttamente collegati ai lavori di scavo dei parcheggi interrati, anche se nessuno, tra comune e ditte appaltatrici, sembra essersene accorto.

Un cantiere è innanzitutto rumore infernale. È l’assillo costante, soprattutto per bambini, anziani, persone malate dalle sette di mattina, a volte anche prima. È camion, betoniere, macchinari da scavo, sirene di sicurezza, urla degli operai. È una gru piazzata sulla testa di tutti, nel cuore della città. È polvere che riempie la città, le case e l’aria che si respira. È aumento di traffico pesante con conseguenti disagi per la mobilità ordinaria. È rifiuti da smaltire, terre, rocce da scavo e sottoprodotti da trasferire. È spazio sottratto alla città per un tempo mai certo caratterizzato da continui rinvii e imprevisti che creano disservizi.

Di fronte al pericolo ingenerato dalla possibilità di crolli e di fronte ai pericoli per la salute delle persone quali sicurezze e garanzie trasparenti e efficaci hanno assicurato Comune e imprese concessionarie dei lavori?

4 Responses to I motivi del NO al Park Vittoria

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